Erik Satie (1866-1925) è stato un pianista francese tra la fine dell'800 ed il primo ventennio del '900, nato in una bellissimo paesino della Normandia di nome Honfleur (ci sono stato nel 2020 nell'anno della pandemenza): era un personaggio eccentrico e sui generis, dai comportamenti piuttosto bizzarri ed enigmatici, probabilmente come nessun altro dei grandi musicisti della storia.
Bocciato agli esami del conservatorio per la sua totale incapacità di adattarsi a qualsiasi regola ed insegnamento, isolato per la sua genialità e la totale assenza di empatia nei confronti delle persone con una schiettezza che spesso sconfinava nella scortesia (dovuta secondo alcuni studiosi recenti alla sindrome di Asperger), si guadagnò da vivere facendo il pianista nei fumosi locali di Montmartre, incantando gli ascoltatori, mezzi ubriachi come lui, con composizioni tanto insolite e stralunate quanto seducenti, rigorosamente indossando il suo inseparabile cappello a cilindro.
Gli aneddoti su di lui si sprecano: ad esempio possedeva numerosissimi abiti di velluto, tutti perfettamente uguali indossando solo quelli, aveva dedicato una stanza intera delle due dove viveva (tendendola sempre ben chiusa a chiave) ad una collezione di ombrelli, centinaia di ombrelli che però mai utilizzava per timore che si potessero bagnare (!!!).
Dopo la sua morte, le persone che entrarono nel suo minuscolo appartamento trovarono uno spettacolo disarmante: sporcizia e bottiglie di assenzio dappertutto, oggetti bizzarri, mucchi di carte quasi illeggibili, manoscritti inediti, tantissimi abiti di velluto ed ombrelli, dentro i quali aveva infilato oltre duemila biglietti con disegni, poesie e composizioni musicali.
Manco a dirlo, le stravaganze personali si riflettevano in stravaganze musicali. Satie teorizzò la musica "fatta per non esser ascoltata" (un po' come se un ristorante presentasse nel menù del cibo fatto per non esser mangiato!), meglio nota oggi come "musica da ascensore" o "musica da arredamento". Ed è anche l'autore del brano più lungo e probabilmente noioso della storia della musica, "Vexations", in cui 35 battute devono esser ripetute sempre uguali ben 840 volte: a seconda della velocità di esecuzione il pezzo può durare dalle 9 alle 24 ore!
Come Van Gogh, Rimbaud, Verlaine, Mallarmé, Picasso, Oscar Wilde e praticamente tutti gli artisti del movimento bohemienne parigino marginalizzati dalla società dell'epoca, anche Erik era dedito pesantemente all'abuso di alcool, in particolar modo di assenzio, la droga di quegli anni, un distillato di erbe denominato "la fata verde" dall'effetto allucinogeno talmente potente che fu messo fuorilegge, che praticamente lo portò alla morte per cirrosi epatica. Al funerale, il suo amico Max Jacob, poeta, pittore e scrittore francese anche lui appartenente alla cerchia di "artisti maledetti" che bazzicavano tra il "Moulin Rouge" e "Le Chat noir" sbronzandosi come asini, lo descrisse con una frase tanto breve quanto strepitosa: «Erik Satie è stato un mammifero, la cui specie annoverava un unico rappresentante: lui». Indubbiamente, la sua miglior epigrafe possibile!
Ma oltre alla follia ed alla stravaganza c'era anche altro. A me di Erik Satie piace ad esempio ricordare il suo altruismo: a differenza degli altri compositori del tempo, lui nel suo sobborgo povero parigino di Arcueil dove viveva, forniva lezioni di pianoforte totalmente gratuite ai bambini della zona, che lo amavano molto e lo chiamavano "zio Erik". Il suo talento insomma, non lo ha mai arricchito, anche perché, i pochi soldi che guadagnava, se ne andavano tutti in assenzio.
Erik Satie in una foto del 1920
Oggi Erik Satie è conosciuto come un pianista inclassificabile che ha infranto totalmente i codici del suo tempo; ancora oggi è difficile definire bene i confini della sua musica, data la sua grande stranezza ed ambiguità. Le sue dolci e malinconiche composizioni minimaliste, di rottura con l'ambiente classico del tempo, impomatato e bacchettone, che al contrario prediligeva le potenti sonorità delle grandi formazioni orchestrali, sono geniali ed innovative per le tipicissime ed uniche atmosfere rarefatte, lontane nello spazio e nel tempo, in cui il silenzio e le pause hanno un ruolo di fondamentale importanza.
Satie è oggi considerato un precursore di diversi movimenti musicali quali la musica ripetitiva, il minimalismo ed il surrealismo. A proposito di surrealismo... Immaginate se si fossero conosciuti lui e Salvador Dalì... chissà che opere pazzesche sarebbero uscite da un loro "surreale" incontro! Entrambi tra l'altro belli dediti all'alcool! Tra un bicchiere di vino e l'altro di assenzio, mentre Erik suonava, Salvador avrebbe potuto dipingere, col baffo puntuto rigorosamente all'insù, orologi molli ed elefanti dalle zampette sottilissime in modo ancor più folle!
A livello pianistico, di Satie si ricordano in particolare le tre celebri “Gymnopedies” e le sette “Gnossiennes”, caratterizzate un po' tutte da un procedere lento e sfumato, da frequenti ripetizioni del tema ed affascinanti dissonanze vagamente orientaleggianti, con utilizzo frequente di trilli e contrasti tra il piano e il forte: la sensazione di smarrimento e di indefinita malinconia che ne deriva trasporta l'ascoltatore in una dimensione indefinita, aspaziale ed atemporale. I brani sono in genere tecnicamente semplici ma di interpretazione abbastanza complessa: utilizzano molto la tecnica dell'ostinato, cioè il ripetersi di un ritmo, in maniera quasi ossessiva con variazioni che arrivano quasi a privare di significato l'intera composizione.
I titoli manco a dirlo, sono anch'essi piuttosto bizzarri: “Gymnopedies” fa sicuramente riferimento ad un'antica festività spartana a base di danze, canti ed esercizi ginnici, mentre resta un po’ un mistero l’origine del nome "Gnossiennes": la tesi che va per la maggiore è che rimandi al termine greco "gnosi", visto che lui era un po' seguace di movimenti pseudoreligiosi, tanto che fondò una sua setta, la Chiesa Autonoma “d’Arte e di Gesù”... che però non ebbe il successo sperato perché ne restò l’unico membro.
Di seguito la mia interpretazione delle sue due opere più conosciute: Gymnopedies I e Gnossiennes I. Tranquilli, non durano ore come Vexations, ma pochissimi minuti!