FRYDERYK CHOPIN

Se Yann Tiersen è il mio pianista contemporaneo preferito, il suo "antenato polacco" Fredyryk Chopin lo è in ambito classico. E' lui l'autore di alcuni dei brani più noti del mondo, il re assoluto del romanticismo musicale, non a caso definito “il poeta del pianoforte”.

Chopin tradusse le proprie passioni umane e politiche in struggenti note musicali con uno stile ed un linguaggio che tutti i più grandi esperti hanno definito come unico ed originale, sempre riconoscibile perfino nelle sue pause e nei suoi silenzi. Negli anni dei pianisti dal suono virile e potente, tutto muscoli, potenza e velocità, come se il pianoforte fosse uno sport, un puro esercizio fisico e non un moltiplicatore di emozioni, lui si poneva agli antipodi con effetti quasi "femminili", delicati e sfumati, trilli e rapidissime scale, una ossessiva ricerca della perfezione timbrica in grado di dare forma ai suoi pensieri più segreti. Puro sentimento ed istinto, accoppiati a tecnica sopraffina, tocco magico e perfezione stilistica; composizioni brevi ed incredibilmente espressive, immediatezza ed universalità del messaggio. Quale messaggio? Soprattutto inquietudine, nostalgia e malinconia, una nobilissima malinconia, mai sdolcinata o meramente sentimentale, che tuttavia a volte si alternava ad improvvisi entusiasmi ed allegri, un dualismo spesso caratteristico delle persone gravate dalla minacciosa presenza del male più oscuro e subdolo: la depressione.

L'unica fotografia nota di Chopin: 1849, pochi mesi prima della sua morte

Ritratto di Fryderyk Chopin (dipinto di Maria Wodzińska del 1835)

Chopin è stato, esattamente come Mozart, un bambino prodigio. Ma, come spesso accade, il suo talento non lo salvò da una vita difficile. Fin da piccolo ebbe una salute assai cagionevole che inevitabilmente contribuì a formare un carattere timido, riservato e spesso scontroso, tendente all'introspezione ed alla tristezza; le cose peggiorarono ulteriormente con la morte di Emilia, sorellina quattordicenne alla quale egli era molto legato, e successivamente con grandi delusioni amorose, familiari e politiche.

Il trasferimento dalla Polonia a Parigi, centro della vita artistica europea, fu per lui una scelta quasi obbligata per via del conflitto in corso con la Russia, ma comunque molto sofferta perché dovette abbandonare tutto, cultura, amori giovanili e la tanto amata patria, quella Polonia alla quale dedicò molte delle sue opere migliori, ovvero Mazurche e Polacche, chiaro sintomo di profonda nostalgia degli anni giovanili di Varsavia.

Fryderyk a differenza degli altri grandi pianisti del tempo, disdegnava i concerti numerosi, così il più delle volte si esibiva privatamente davanti poche persone, nei salotti privati dell’alta borghesia che esigeva valzer e ballate, scherzi e romanze. E' già... Fryderyk, pur regalando momenti indimenticabili ai pochi eletti del suo cenacolo privato, detestava suonare in pubblico! In un'occasione confidò al pianista ungherese Franz Liszt, suo caro amico: «Io non sono adatto a dar concerti, il pubblico mi intimidisce, mi sento asfissiato dai suoi respiri, paralizzato da quegli sguardi curiosi, muto davanti a quei visi estranei».

Chopin suona per i Radziwiłł nel 1829 (dipinto di Henryk Siemiradzki, 1887)

E così, modestamente, io posso vantare una caratteristica in comune a Chopin! Anche per me tasti d'avorio e pubblico non vanno molto d'accordo... il fatto è che per me suonare è come far l'amore: io quando suono faccio l'amore con il pianoforte. E' un momento intimo, paradisiaco, impensabile da condividere con altri! La stessa registrazione del pezzo, pur in totale solitudine, mi disturba. Quando sono solo mi lascio andare e do il mio meglio perché in totale trance emozionale, cosa di cui purtroppo non sono capace quando vengo osservato.

Spesso però mi rimbombano in testa le parole del mio ex insegnante di pianoforte, il grande prof. Pettini occhio di vetro, il quale mi diceva: «Avere un talento artistico e non condividerlo è come non averlo. Tu sai suonar molto bene ma se non lo fai davanti ad altri sei come un pittore che dipinge un capolavoro e lo tiene segreto in cantina a marcire...»

Torniamo a Chopin. Egli, come molti altri geni, visse un'esistenza travagliata, costellata di problemi fisici e psicologici, amori difficili, lutti e grandi delusioni. Manco a dirlo, tutte queste difficoltà psicologiche hanno elevato in modo esponenziale la sua creatività artistica: è in questo modo infatti che i geni sublimano i propri demoni e fantasmi interiori.

Molte opere di Chopin sono state composte nei momenti più drammatici e sofferenti della sua vita: ad esempio, durante la turbolenta relazione con la scrittrice George Sand, donna assai discussa, esuberante e con un carattere molto diverso ed antitetico rispetto al suo, egli compose i suoi brani più intensi e romantici, i famosi Notturni, 21 pezzi scritti tra il 1827 e il 1846 in cui Chopin porta all'apoteosi tutti i talenti straordinari che il Padre Eterno gli aveva donato. Oggi, dici Chopin e pensi immediatamente ai suoi Notturni.

George Sand fu il grande amore infelice di Chopin, il quale dopo la separazione e l'aggravarsi della malattia, cadde in una depressione dalla quale non si riprese più. Di lui abbiamo molti dipinti ma una sola fotografia, l'unica conosciuta, fatta pochi mesi prima di morire, in cui si vede molto magro e sofferente: alto 1 e 70 circa, pesava in quella foto meno di 45 kg.

Rappresentazione della morte di Chopin (dipinto di Félix-Joseph Barrias del 1885)

Il poeta del pianoforte morì il 17 ottobre 1849 a soli 39 anni; quasi un miracolo per lui arrivare a quell'età con tutti gli enormi problemi respiratori che aveva a causa di una tubercolosi polmonare che gli provocava frequenti attacchi di bronchite e laringite, tosse cronica e grande debolezza. «L'anima della musica è passata sul mondo», dirà Robert Schumann.

E meno male che il familiare a lui più stretto, la sorella Ludwika, si guardò bene dal soddisfare il suo ultimo desiderio in punto di morte: Chopin si sentiva talmente piccolo che lasciò scritto nel testamento di bruciare tutti i suoi spartiti musicali in quanto non degni dell'attenzione dei posteri. Immaginate... Se Ludwika lo avesse fatto, oggi di Chopin non avremmo avuto nulla!

Lei invece, prima che venissero messi i sigilli all'appartamento ed esaudite le ultime volontà del defunto, fece sparire tutti i suoi manoscritti e le sue opere musicali, consegnandole così all'immortalità.

La salma di Fryderik riposa al cimitero di Père-Lachaise a Parigi, mentre il cuore, per suo stesso volere, fu posto all'interno di un'urna immerso in una soluzione a base di cognac, e segretamente trasportato a Varsavia da Ludwika che attraversò la frontiera Polonia-Prussia con il cuore del fratello sotto la gonna. L'urna fu posizionata nella chiesa di Santa Croce di Varsavia, addirittura depredata da un generale nazista ammiratore del compositore, e poi restituita a fine guerra.

La tomba di Fryderyk Chopin nel cimitero di Père-Lachaise a Parigi

Sono stato nello sterminato cimitero di Père-Lachaise nell'estate del 2020, una delle tante tappe di un lunghissimo viaggio in camper per mezza Europa nel tentativo di sfuggire al delirium tremens italiano del Covid ed al mio lockdown interiore che non mi dava tregua. Questa sezione del blog è figlia di una buona mezzora da me trascorsa davanti alla tomba di Chopin, sotto una fitta pioggerellina e solo come un cane.

Bagnato fradicio, con due dita ancora doloranti e fasciate, rigide e mezze maciullate a causa di un brutto incidente avvenuto pochi mesi prima, con le lacrime agli occhi e la morte nel cuore in quanto ben consapevole che la mia più grande passione era a fortissimo rischio, proprio lì io ho giurato che nonostante tutto non avrei smesso di suonare e sarei tornato un giorno a studiare i Notturni del poeta del pianoforte. E così è stato... promessa mantenuta.

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