Ludovico Einaudi

Ludovico Einaudi è uno dei compositori contemporanei sicuramente più conosciuti e apprezzati dal grande pubblico, indubbiamente il massimo esponente italiano del minimalismo: musica in genere piacevole e rilassante con brani il più delle volte semplici ed orecchiabili spesso utilizzati come colonne sonore di film, documentari, trailer e trasmissioni televisive.

Il punto di svolta della sua carriera è rappresentato dall'album "Le Onde" del 1996, ispirato dall'omonimo romanzo di Virginia Woolf, un insieme di ballate per pianoforte che riscuote un consenso unanime di pubblico e critica a livello internazionale, e diventerà dunque il faro guida dei suoi lavori successivi. Einaudi viene molto apprezzato per il suo stile minimale e melodico ed il sapiente uso dell'orchestra che crea atmosfere d'alto impatto emozionale.

Ludovico Einadi in concerto a Mosca il 12 settembre 2014 (foto di Pawel Maryanov, fonte flickr.com, licenza CC BY 4.0)

Egli consolida il proprio successo con gli album "Eden Roc", "I giorni", "Una Mattina" e soprattutto "Divenire" e "Nightbook" i quali vendono centinaia di migliaia di copie stracciando ogni record e vincendo numerosi premi internazionali. Il tour europeo di "Divenire", dopo oltre 80 date, termina nientepopodimenoché alla Royal Albert Hall di Londra con 4.000 persone in visibilio; tuttora l'album è ai vertici della classifica tra quelli più venduti nell'iTunes Music Store.

La sua inconfondibile musica fa il giro del mondo, arrivando persino al Quirinale, dove Ludovico ha suonato in onore a suo nonno Luigi, ex presidente della Repubblica, ed a Buckingam Palace per il "Queen's speech", il tradizionale discorso natalizio della regina d’Inghilterra.

Einaudi si è esibito nei teatri più importanti del mondo, il più bello dei quali per me indubbiamente è stato una piattaforma galleggiante in mezzo ai ghiacci del Mar Glaciale Artico nelle Isole Svalbard: in un evento organizzato da Greenpeace nel 2016 per sensibilizzare il mondo sul tema del riscaldamento globale, egli ha suonato con le mani mezze paralizzate dal freddo l'inedito "Elegy for the Arctic". Strepitoso davvero, non tanto per il pezzo, in verità piuttosto sempliciotto, quanto per la location, per l'incredibile panorama, dominato da distese infinite di acqua e blocchi di ghiaccio galleggianti, con la nave di Greenpeace che avanzava lentamente tra imponenti pareti verticali di icebergs da cui si staccavano masse con grande fragore... ed in mezzo a tutto questo ben di Dio, un pianoforte a coda!

Insieme ad Allevi (che a me sinceramente piace molto meno), indubbiamente Einaudi è il pianista più attaccato e criticato dai bacchettoni classici impomatati ed imparruccati, probabilmente anzi sicuramente invidiosi del suo successo, ben rinchiusi nella loro "riserva degli indiani" a schifare il mondo ignorante e grezzo disquisendo di tecnicismi e composizioni di difficoltà estrema, puri e semplici esercizi ginnici autoreferenziali. Ma la musica, tecnica o semplice, digitale o acustica, orchestrale o solo strumentale che sia, deve emozionare. Questa è la sua unica funzione, tutto il resto è noia, parafrasando Califano. Ed Einaudi, esattamente come tutti i grandi musicisti della storia, spesso emoziona, altre volte no.

Lodovico Einadi in Seven Days Walking (Foto di Ray Tarantino, Copyrights Ponderosa Music & Art Milano)

La produzione di Ludovico, esattamente come quella di qualsiasi artista, ha inevitabilmente alti e bassi, altissimi e bassissimi e spesso gli "imparruccati nella riserva degli indiani" giudicano soltanto i "bassissimi": se è vero che molti dei suoi pezzi sono semplici, banali, poco tecnici, eccessivamente ripetitivi ai limiti del noioso, privi di un motivo accattivante, con un grande uso dell'orchestra, archi in particolare, per dar enfasi un po' costruita a composizioni piuttosto povere, è anche vero che altri brani sono invece molto interessanti, ben costruiti, semplici ed essenziali ma profondi. Credo poi che una buona decina delle sue composizioni siano oggettivamente davvero ma davvero sublimi e geniali, capolavori assoluti che ascolterei all'infinito. E sono proprio i pezzi qui presentati.

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